Poi penso no, devo essere sempre io a rassicurare gli altri su mia madre, ma mai nessuno a rassicurare me. È corretto questo?
Caro diario
Oggi sono stata in visita al centro Cabrini DCA. La mamma è ricoverata lì da un mese, e come ben ricordi non è il primo ricovero. Sono stata in visita perché oggi era previsto il un incontro tra familiari e medici, essenzialmente un momento di condivisione guidato dai terapeuti dei nostri cari che soffrono di DCA.
Alla domanda dei parenti “com'è andata? Come sta la mamma?” mi sento fortemente turbata. Vi direi di andare voi stessi e provare.
Sono entrata e ho visto dozzine di adolescenti sofferenti, turbate dal mondo, da sé stesse. Vedevo l'abbraccio sconfortato dei genitori che rivedono una figlia in ricovero, e altre figlie respingere quello stesso abbraccio. Ho visto una ragazza col volto pieno di graffi, come se fosse stata aggredita a morsi da un cane randagio. Ne ho visto un'altra totalmente estraniata come effetto collaterale del Litio e di una serie di farmaci che assume.
In corso di riunione familiare più o meno tutti siamo riusciti a condividere pensieri ed emozioni. Diverse sensazioni prevalevano in ognuno: in chi L a rabbia, in chi lo sconforto, in chi la totale sfiducia nei confronti del proprio caro malato. Il tema affrontato è stato la fiducia.
Il terapeuta ci ha chiesto di scrivere delle parole associate al tema della fiducia?l. Ho scritto due parole e queste sono “complicità e accettazione”. Accettazione del fatto che la fiducia possa essere unilaterale. È una vita che provo a costruire un rapporto in cui mamma possa appoggiarsi a me, e a tratti penso anche di esserci riuscita. Ma questo non potrà mai essere il contrario, e devo accettarlo. Devo accettare l'unilateralità di molti aspetti del nostro rapporto. Accetto che sia lei ad avere fiducia in me, ma io non riuscirò ad averne in lei, e mi va bene così, basta che lei sopravviva a tutto questo.
Ammetto che questo momento di condivisione mi abbia aiutata a riflettere molto sulle sensazioni che noi familiari proviamo. La manipolazione. Il controllo dell'altra persona malata su di noi.
No, non ce la faccio a spiegarvi cosa provo oggi per la seconda volta che vado in visita a trovare mamma.
Lo dico a te, caro diario, come vorrei dirlo al mio fidanzato, alle mie sorelle, a mio padre, a mia nonna, ai miei cari.
Come faccio a spiegarvi questa sofferenza? Questi momenti così intensi?
Finita la riunione ci incamminiamo, io con altri familiari, verso l'uscita. Una ragazza esce dalla struttura e sviene per terra. Svenuta, debole, fragile. Chissà quante volte deve essere successo.
Sono così estremamente triste per ciò che le persone malate di DCA debbano passare, di tutte le problematiche che si sovrappongono ad esso col passare degli anni. Mamma ne soffre da oltre 40 anni. Non lo trovo giusto. È una lotta che è diventata anche la mia, per quanto la mia terapeuta voglia smontarmi questo concetto per spiegarmi che non è la mia battaglia.
“È andata bene, la mamma sta meglio, un passo alla volta e speriamo bene”
Questa è la frase con cui stacco ogni chiamata oggi. Sono così profondamente turbata
Cara mamma
Vorremmo provare ad elencare i mille motivi per il quale desideriamo tu continuassi a lottare. Sarebbe poi così facile dirti che è perché ti amiamo e ti vorremmo con noi per sempre.
Ho deciso di scriverti ciò che ognuna di noi pensa in una giornata qualunque della sua vita, quando pensa a te, ad esempio oggi giorno 28 agosto. La cosa più bella che chiederò ad ognuno di noi di fare è quella di esprimere qualche pensiero positivo su di te, le prime cose che sognamo di fare insieme se tu prendendoci la mano decidi di continuare a lottare.
Cara mamma, sono Rita
Cara mamma, sono Simona
Cara mamma, sono Silvia
Oggi mi sono svegliata con la paura tu stia male o sia spaventata da qualcosa. Stanotte ti ho sognato, eri triste e impaurita. Mi sveglio agitata, a malincuore mi rendo conto che non è solo un sogno. Mi distrugge vederti così nei sogni, quante volte avrei voluto vederti felice e sognarti con lo stesso sorriso stampato in viso. Quello stesso sorriso che riesci a fare quando dopo mesi mi rivedi. Verso la sera rifletto se inviarti la buonanotte, ma decido di frenarmi perché non voglio ricordarti che dall'altra parte dell'Italia c'è una tua figlia che aspetta una chiamata da te. Quindi di solito, la sera, provo a concentrarmi sui ricordi positivi che abbiamo costruito insieme, fino a quando mi fermo e mi torna in mente che tu ora non stai bene, e la cosa mi distrugge. Mi distrugge non trovare il modo di entrare dentro te almeno un decimo di quanto tu sei dentro di me. Cosa posso fare per convincerla che noi valiamo la pena essere vissute? Vado a letto con questo pensiero.
Adesso faccio un volo nel futuro. Sono passati parecchi mesi dal momento in cui sto attualmente scrivendo e immagino…
Vedo un noi che si prepara per uscire, stiamo andando verso il centro commerciale perché è nato Emanuele e stiamo comprando un completino nuovo per lui. Poi andiamo verso il supermercato, oggi vorremmo provare una nuova ricetta insieme, è da tanto tempo che io e te vorremmo provare a preparare un cous cous. Si fa sera: usciamo in bici o a piedi? Potrebbero esserci delle bancarelle, magari troviamo un braccialetto che ci piace, potremmo prenderne uno a testa noi 4 con te. È ora di tornare a casa, mi avevi detto che stavi guardando una serie Rai di quelle che piacciono anche a me, magari guardiamo una puntata insieme e poi andiamo a letto.
Sarebbe bello poter scrivere sul mio diario di una giornata così con te. Ciò potrebbe avvenire e anche presto, perché credo in te, ma ho bisogno ci creda anche tu.
Cara mamma, sono Giuseppe
Caro diario
Mi prometto da stasera di riscriverti di me









